La quarta Filippica (libro 4) di Cicerone

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La quarta Filippica

5,00 €

Disponibilità: IMMEDIATA -

Esente Iva

ISBN: 9788883220999

Edizione: 1996

Tags: Interlineare, Traduzioni

Categoria: Classici Latini

Editore: Editrice Ciranna

Autore: Cicerone

Vendita Online de la Quarta Filippica (libro 4) di Marco Tullio Cicerone con versione interlineare, costruzione diretta e note.

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Filippiche di Cicerone ed introduzione libro 4

Le Filippiche di Cicerone sono le orazioni che il politico romano Marco Tullio Cicerone fece contro il suo avversario politico Marco Antonio all'indomani dell'uccisione di Cesare. Si chiamano con lo stesso nome delle Filippiche greche di Demostene, proprio per volontà del politico romano di omaggiare l'oratore Greco che come lui allora volle destare il suo popolo dalle incombenti minacce militari e proteggere la libertà del propria stato.

Le Filippiche romane mantengono lo stesso stile di quelle greche, anche Cicerone come Demostene usa un linguaggio compatto, ma impetuoso e ricco di retorica. Con queste orazioni Cicerone, ormai anziano, desidera lasciare un ultimo contributo ai suo concittadini, intende riscuotere il popolo romano dagli intrighi politici per difendere ancora una volta la pace e la patria.

La quarta Filippica è il discorso che Cicerone fece nelle tribune del Foro Romano, presentato dal senato, egli raccontò all'assemblea popolare con grande eloquenza le delibere in votazione. Durante questa orazione il punto cruciale sul quale Cicerone pone tutta la sua veemenza è quella di far dichiarare apertamente Marco Antonio un hostis, ossia un nemico mortale della patria.

 

Filippica libro 4 riassunto (trama)

Nella Filippica libro 4 i punti da discutere in voto al senato sono diversi, e Cicerone usa tutta la sua eloquenza per cercare di portare dalla sua parte l'assemblea popolare ed esercitare così sempre maggiore pressione sulle decisioni del senato. Ovviamente il suo fine primario era quello di rendere necessario dichiarare Antonio un hostis (nemico della patria) per le varie nefandezze commesse, e per farlo e convincere la piazza arriva a scomodare persino gli dei, che presto ascolteranno le preghiere del popolo romano mandando in disfatta Antonio e la sua congrega di delinquenti, il cui unico scopo è quello di continuare a rubare.

Gli elogi invece sono tutti per Bruto ed Ottaviano (nipote di Cesare), il primo per essersi opposto ed aver difeso con onore la Gallia Cisalpina dalle richieste di consegna e gli attacchi da parte di Antonio, ed il secondo per essersi distinto nonostante la giovane età in azioni militari di notevole pregio, aver formato un esercito personale riuscendo a far schierare dalla sua parte anche le legioni di Marzia e Quarta. Grazie a questi due fierissimi uomini (per i quali sono argomentati anche dei tributi a loro favore), i piani di Antonio di assoggettare il popolo romano, anche con la forza, vengono sventati, ed anzi nè mette in luce le atrocità commesse a Suessa e Brindisi, ove Antonio fece trucidare svariati centurioni per cercare di soggiogare le milizie con il terrore.

Cicerone conclude la quarta Filippica ponendo l'attenzione sulle virtù dei grandi avi romani, gloriosi condottieri e conquistatori, non miserabili come Antonio che viene paragonato al pari di un brigante come Spartaco e di un cospiratore peggiore di Catilina. Con grandi capacità oratorie Cicerone si pone di fronte all'assemblea ed al senato come salvatore della patria dal nemico Antonio, proprio come tanti anni addietro fece scongiurando la congiura di Catilina.

 

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